Ortopedia

La visita ortopedica è una visita concentrata sullo stato di salute dell’apparato locomotore, cioè ossa, articolazioni, cartilagini, tendini e muscoli, sia in condizioni normali che in seguito a traumi. Una visita ben condotta consente la diagnosi di patologie acute, croniche e degenerative, inoltre può essere utile in seguito a traumi che possono aver leso le strutture dell’apparato locomotore. Come ogni visita medica, anche quella ortopedica, prevede in primo luogo l’anamnesi del paziente prossima e remota, un’attenta valutazione dei sintomi in particolare modalità di insorgenza; intensità e localizzazione. Al fine di ottenere un quadro accurato, è importante indagare le attività quotidiane del paziente. L’esame obiettivo, guidato dall’anamnesi seguirà, come per altri distretti corporei, la fasi di ispezione, palpazione, articolarità ed alcune manovre specialistiche. Infine, verranno richiesti esame strumentali specifici per completare l’iter diagnostico e consentire di instaurare una terapia adeguata ed efficace.

 

Nel percorso terapeutico verrà valutata la possibilità di utilizzare metodiche di medicina rigenerativa: PRP, Cellule staminali del tessuto adiposo ove possibile per il ripristino dell’attività di vita quotidiana.

Chirurgia protesica di anca e ginocchio miniinvasiva, robotica e con recupero rapido del movimento, di chiurgia artroscopica di ginocchio per patologie legamentose, meniscali e cartilaginee, di chirurgia miniinvasiva dell’avampiede come l’alluce valgo ed il neuroma di Morton, eseguo ottimizzazione della terapia conservativa grazie a applicazioni di plasma ricco di piastrine (plateler rich plasma) ed impianto di cellule staminali mesenchimali da midollo osseo o da tessuto adiposo.

Chirurgia dell’Anca
. Chirurgia protesica mini invasiva
– Pianificazione preoperatoria
– Recupero rapido
– Primo impianto difficile e Revisione
– Chirurgia artroscopica dell’anca
– Terapia infiltrativa e rigenerativa
– Per chirurgia protesica mini invasiva dell’anca si intende una procedura che ha come obiettivi minimizzare il danno tissutale, il rispetto della anatomia, la riduzione della perdita ematica, la riduzione del dolore postoperatorio, accelerare il recupero funzionale, migliorare la cosmesi, ridurre i tempi del ricovero ed il ricorso alla fisioterapia. La chirurgia deve essere personalizzata per ogni singolo paziente.
– Con questa tecnica è sufficiente un accesso chirurgico di circa 6 centimetri per posizionare correttamente la protesi.
La corretta pianificazione preoperatoria è uguale ad una estrema accuratezza del gesto chirurgico. Per questo effettuo la pianificazione su lastre digitali con programma dedicato per scelta del corretto impianto e per migliorare il posizionamento delle componenti e per ripristinare la corretta lunghezza degli arti.
Per questa chirurgia occorre un corretto posizionamento del paziente in sala operatoria che valuto con radiografie preoperatorie a paziente in decubito laterale.

Il recupero rapido postoperatorio è possibile grazie alla preparazione preoperatoria, alla qualità dell’intervento e al controllo del dolore e della riabilitazione nel postoperatorio. Questi sono i concetti dei protocolli di recupero postoperatorio veloce che da anni utilizzo. In particolare il paziente deambula entro le 6 ore dall’intervento e non faccio ricorso a drenaggi e a sutura della ferita con clips metalliche. Non serve una particolare fisioterapia postoperatoria e, quando le condizioni lo consentono, la dimissione avviene in terza giornata postoperatoria.
Nella struttura dove lavoro è possibile eseguire interventi di primo impianto difficile e revisione di protesi impiantata in precedenza avendo a disposizione dei letti di osservazione breve intensiva.

Il risultato finale atteso è un ripristino della anatomia, un intervento poco invasivo e con poco dolore ed una capacità immediata di camminare che si traduce nella profonda soddisfazione dei pazienti.
Negli ultimi 15 anni lo studio dell’articolazione dell’anca ha portato alla possibilità di curare numerose patologie in chirurgia artroscopica cioè tramite l’uso di piccoli accessi per gli strumenti ed una telecamera e di massimizzare il trattamento conservativo dell’articolazione dell’anca con terapie infiltrative mirate per lo più eseguite sotto guida ecografica locale.

Chirurgia del Ginocchio
– Lesioni Meniscali
– Lesione Legamentose
– Lesioni Cartilaginee
– Chirurgia Protesica

LE LESIONI DEL MENISCO DEL GINOCCHIO
Il ginocchio è la più grande articolazione del corpo e anche una delle più complesse. Le lesioni meniscali sono tra le più comuni lesioni del ginocchio. Gli atleti, in particolare quelli che praticano sport di contatto come il calcio, sono più a rischio di lesioni meniscali. Tuttavia, chiunque a qualsiasi età può rompersi un menisco anche con un trauma banale o un microtrauma ripetuto.
I due menischi (mediale e laterale) completano l’articolazione e servono da “ammortizzatori” tra il femore e la tibia.
Tuttavia, la maggior parte delle rotture del LCA in realtà può avvenire senza che vi sia contatto tra il ginocchio ed un altro oggetto. Questi traumi senza contatto si verificano quando l’atleta effettua dei cambi di direzione molto veloci o quando atterra con il ginocchio in iperestensione dopo un salto. Questi movimenti sono comuni per tutti gli sport di agilità.
Quali sono i sintomi di una rottura del LCA?
In molti casi, quando il LCA si rompe, vi sentirete il ginocchio cedere con un sonoro “pop”. L’infortunio di solito è associato a un dolore che può essere moderato o molto intenso e quasi sempre non si riesce più a continuare l’attività sportiva. Nel corso delle prossime ore dal trauma, il ginocchio diventa molto gonfio e diventa difficile camminare. Il gonfiore e il dolore di solito aumentano durante i primi due giorni per poi gradualmente diminuire nei giorni seguenti.
Come si diagnostica una rottura del LCA?
Il disagio che si avverte dopo una rottura del LCA di solito è talmente serio che la persona infortunata si rivolgerà spontaneamente ad un Medico Ortopedico. Generalmente un Ortopedico esperto solo visitando il ginocchio sarà in grado di identificare quali legamenti sono rotti. Tuttavia, ci possono essere anche lesioni della cartilagine articolare che sono più difficili da diagnosticare. In alcuni casi, però, il gonfiore eccessivo del ginocchio ed il dolore possono rendere difficile la visita e quindi la diagnosi. Solo in questi casi si potrebbe rendere necessaria l’esecuzione di una Risonanza Magnetica eseguita in breve tempo per effettuare la diagnosi, altrimenti la Risonanza Magnetica è un’indagine che conviene demandare almeno di 2-3 settimane per evitare dei falsi negativi e quindi delle diagnosi non corrette.
Avrò bisogno di essere operato?
La domanda più frequente dopo una rottura del LCA è: “avrò bisogno di un intervento chirurgico?”.
La risposta varia da persona a persona. Molti fattori devono essere presi in considerazione dal paziente e dal Chirurgo per determinare il trattamento appropriato. Questi fattori includono il livello di attività e le aspettative del paziente, la presenza di lesioni associate (lesioni cartilagine, meniscali, lesioni complesse etc.) e la quantità di lassità/instabilità del ginocchio. Un giovane paziente con una rottura del LCA che vuole tornare allo sport agonistico, per avere un esito soddisfacente avrà bisogno di essere operato. Un paziente che ha superato i 35/40 anni che vuole tornare ad una limitata attività è meno probabile che necessiti dell’intervento chirurgico a meno che l’instabilità del ginocchio non gli impedisca di compiere in tranquillità gesti semplici come una corsa lenta o semplicemente salire e scendere le scale.
In entrambi i casi, dopo il trauma, appena il ginocchio si è raffreddato, il ché in genere succede dopo 5/7 giorni, si raccomanda un ciclo di riabilitazione del ginocchio iniziando con esercizi che aiutino a ripristinare la flessione e l’estensione completa dopodiché si continuerà con esercizi di potenziamento per i muscoli intorno al ginocchio. Il ritorno allo sport, con o senza l’ausilio di un tutore, sarà consentito solo quando la forza, l’equilibrio e la coordinazione sono tornati quasi alla normalità.
Qualora il Medico in accordo con il paziente decidano di procedere all’intervento chirurgico, converrá eseguirlo dopo questa importante fase riabilitativa cioè allorché il ginocchio abbia recuperato completamente la flessione e l’estensione e quando sia passata la fase infiammatoria, a ginocchio asciutto e non dolente il che si raggiunge in genere dopo almeno uno/due mesi dall’infortunio. Operare un ginocchio di ricostruzione del LCA prima che sia raggiunto questo obiettivo, il rischio di complicanze post-operatorie quale ad esempio la rigiditá, è molto alto.
Ben diverso è il discorso se assieme al Legamento Crociato Anteriore si è rotto uno o più legamenti dello stesso ginocchio. Questo va sotto il nome di lesioni legamentose complesse e il trattamento varia da caso a caso (clicca qui e leggi l’articolo sulle lesioni legamentose complesse del ginocchio per saperne di più)
In cosa consiste l’intervento chirurgico per una rottura del LCA?
Esistono molti interventi chirurgici per riparare/ricostruire un LCA rotto. Anni di esperienza hanno dimostrato che ricucendo semplicemente il legamento rotto non si otteneva la guarigione, pertanto, le tecniche attuali prevedono la ricostruzione del LCA utilizzando un nuovo legamento ottenuto dalla preparazione di un tessuto prelevato da uno degli altri tendini che esistono intorno al ginocchio (generalmente il Tendine Gracile associato al Semitendinoso oppure il Tendine Rotuleo) o da un tendine prelevato da un donatore di organi (una terza alternativa è l’utilizzo di un legamento sintetico, artificiale, possibilitá che non incontra molti favori in letteratura a causa del potenziale rischio di rottura precoce e reazioni infiammatorie dell’articolazione, motivo per il quale noi di OTB preferiamo NON impiantarlo nei nostri pazienti).
Questo tessuto viene passato attraverso fori praticati nell’osso del femore e della tibia e poi ancorato in posizione corretta all’osso per creare un nuovo LCA. Con il tempo questo innesto matura e diventa un nuovo legamento biologicamente vivo nel ginocchio.
Cosa succede dopo l’intervento chirurgico?
La riabilitazione del ginocchio dopo la ricostruzione chirurgica del LCA richiede tempo e duro impegno. L’assenza dal lavoro varia a seconda del tipo di lavoro svolto. Un paziente che svolge un lavoro d’ufficio può ritornare al proprio lavoro nel giro di una o due settimane, mentre i lavoratori che svolgono mansioni pesanti come ad esempio il lavoratori edili di solito non sono in grado di riprendere a lavorare per circa 3-6 mesi. Lo stesso vale per gli atleti. Il tempo da trascorrere in riabilitazione per il recupero completo può essere ancora più lungo e questo dipende anche dal tipo di sport che si pratica e dalla capacità di recupero del singolo individuo.
La percentuale complessiva di successo per la chirurgia ricostruttiva del Legamento Crociato Anteriore è molto buona. Molti studi hanno dimostrato che oltre il 90 per cento dei pazienti sono in grado di ritornare allo sport ed al proprio posto di lavoro senza alcun problema e senza sintomi di instabilità del ginocchio. Sebbene alcuni pazienti dopo l’intervento chirurgico possono soffrire di rigidità e dolore, questi problemi sono stati minimizzati dalle moderne tecniche chirurgiche artroscopiche e dai nuovi protocolli di riabilitazione (clicca qui e scarica il più completo e moderno protocollo di riabilitazione per la ricostruzione chirurgica del LCA).

PROTESICA DI ANCA GINOCCHIO E SPALLA
– L’allineamento meccanico, la posizione dell’impianto ed il bilanciamento dei tessuti molli giocano un ruolo cruciale nel successo del trattamento e per la longevità dell’impianto.
– Nonostante l’esecuzione accurata della procedura e lo strumentario più preciso numerosi studi dimostrano la persistenza di malallineamento e posizione dell’impianto non soddisfacente, problemi non risolvibili con miglior tecnica, strumentario o design degli impianti.
– L’uso dei robot ha dimostrato che l’errore umano nel manovrare e posizionare strumenti ed impianti chirurgici può essere ridotto.
– I sistemi robotici sono sistemi semiattivi o attivi che aiutano nel planning preoperatorio, nella registrazione, nel taglio e nel posizionamento dell’impianto .
Il primo intervento ortopedico robot assistito (ROBODOC) è stata una artroplastica totale di anca (THA) nel 1992. La prima artroplastica totale di ginocchio (TKR) robot assistita (CASPAR) è stata eseguita nel 2000